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Il Sistema Sanitario e gli enti di Sanità Integrativa

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Sempre più spesso si legge della necessità di “riordinare” il mondo della sanità integrativa, dimenticando alcuni elementi sostanziali delle dinamiche che riguardano il contesto sanitario nel suo complesso e che la Pandemia Covid-19 ha messo a nudo.

Il corso di questa pandemia, infatti, ha evidenziato alcuni aspetti salienti che è necessario ricordare:

  • Nessun sistema sanitario potrebbe sostenere il costo totale di una protezione sanitaria completa per tutti i cittadini per sempre, in quanto l’evoluzione della scienza medica, lo sviluppo tecnologico e l’invecchiamento della popolazione richiederebbero un investimento superiore a qualsiasi livello di spesa sopportabile;
  • La sanità pubblica non deve mai abdicare al suo duplice ruolo principale che, in condizioni speciali (quale è una pandemia), è quello di garantire la protezione di tutta la popolazione e, in condizioni normali, è quello di proteggere le fasce più deboli della popolazione (anziani, bambini, malati cronici, redditi limitati);
  • Tutti gli altri cittadini devono contribuire direttamente in modo proporzionale alla propria protezione sanitaria, senza dover ricorrere necessariamente solo alle prestazioni private;
  • La sanità integrativa, basata sul principio della mutualità, consente ai cittadini di mettere in comune le risorse economiche disponibili per intervenire a favore di quelli tra loro che necessitano di cure mediche;
  • Gli enti di sanità integrativa sono enti no profit, quindi non condizionati dalla necessità di ottenere un utile economico, che ridistribuiscono le risorse in funzione delle reali necessità sanitarie degli associati;
  • Gli enti di sanità integrativa, Fondi sanitari, Casse di Assistenza Sanitaria e Società di Mutuo Soccorso sono regolati da specifiche leggi dello stato che ne determinano modalità di funzionamento e regole di comportamento;
  • Gli enti di sanità integrativa consentono di gestire e canalizzare le risorse economiche messe a disposizione dalle aziende per la protezione sanitaria dei loro dipendenti e, in particolare, le Società di Mutuo Soccorso permettono di gestire e canalizzare anche le risorse economiche di individui e famiglie per la loro protezione sanitaria;
  • La sanità integrativa affianca la sanità pubblica consentendo a quest’ultima di indirizzare le proprie risorse economiche esclusivamente verso le attività di protezione sanitaria previste dal ruolo pubblico;
  • Le prestazioni sanitarie fornite dagli enti di sanità integrativa consentono di non appesantire gestionalmente, organizzativamente ed economicamente la sanità pubblica;
  • Gli enti di sanità integrativa sono in grado di sviluppare sistemi di prevenzione finalizzati al benessere degli individui, trasformando il paradigma malato-cura in soggetto sano- prevenzione.

Leggendo questo “decalogo” dettato dalla conoscenza dei valori in gioco, dall’osservazione dell’esistente e dal buon senso non si può non comprendere che, probabilmente, il tema del riordino della sanità integrativa risulta essere il tema meno urgente e forse anche non indispensabile.

Infatti, il vero tema è un altro: consapevoli che le risorse economiche dello stato, MES o non MES, non sono infinite bisogna definire in modo preciso le modalità con le quali la sanità pubblica deve indispensabilmente svolgere il proprio ruolo di governo del sistema sanitario per garantire la protezione alle fasce più deboli della popolazione e la gestione di eventi epidemiologici.

Definito questo aspetto si può consentire a tutti i cittadini, come succede dall’alba dei tempi, di consorziarsi per proteggersi da eventi sanitari avversi od anche per beneficiare di modelli di prevenzione sanitaria, associandosi, sia tramite la propria azienda o direttamente, agli enti di sanità integrativa, avendo naturalmente un beneficio fiscale in quanto non vengono utilizzate risorse economiche pubbliche, che, anzi, vengono appunto risparmiate.

Gli enti di sanità integrativa hanno, quindi, il compito di gestire al meglio ed in modalità no profit le risorse economiche messe a disposizione dai loro aderenti per garantirgli le cure ove necessarie od indirizzarli verso modelli di prevenzione organizzati.

Praticamente quanto sopra espresso è quello che le leggi, le normative ed il modello vigente consentono già ed è esattamente quello che, magari non è così risaputo, sta già accadendo da qualche anno, perché, quale ne sia l’origine o la ragione, il modello messo a punto nel nostro paese in anni di confronti sull’argomento, affiancando alla sanità pubblica la sanità integrativa, è l’unico modello sostenibile nonché un sistema virtuoso che può rappresentare una strada da copiare per molti altri paesi.

In conclusione, evitando di avviare inutili meccanismi burocratici che, come spesso accade, potrebbero imballare un modello già funzionante, dobbiamo dedicare le risorse per definire ed organizzare in modo esaustivo e prospettico il campo di gioco della sanità pubblica, perché la sanità integrativa, che opera in modo complementare ed integrativo, già funziona bene, anche se nessun “riordino” immediato.

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