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Cooperazione, Mutualità e Sanità

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E’ possibile leggere, si sente spesso argomentare, e ci sono anche frequenti dibattiti sul tema della economia sociale, cioè quel tipo di attività economica attenta alle problematiche di tipo sociale, siano esse ambientali, etiche, produttive, economiche, organizzative etc.

L’argomento è molto interessante e sicuramente da affrontare per il bene dell’interesse comune perché dopo il fallimento ormai consolidato delle economie di stampo socialista non è che le economie organizzate su concetti capitalistici abbiano determinato modelli di successo nell’interesse del bene comune.

Forse proprio per questo molte aziende si stanno orientando verso modelli sociali, diversi governi stanno favorendo approcci economici di tipo sociale, i cittadini rivolgono sempre di più le loro attenzioni al tema sociale.

La domanda che però tutti dovremmo farci è cosa succede quando un’organizzazione fondata su concetti capitalistici affronta un percorso di economia sociale, quando l’obiettivo dell’utile aziendale cozza contro gli investimenti necessari al sostentamento di modelli orientati al bene comune, quando gli elementi fondanti i concetti di mercato e libera concorrenza rappresentano un bivio rispetto ai concetti di interesse comune e bene sociale.

Forse gli imprenditori illuminati comprendono e rinunciando a diritti societari favoriscono i valori sociali, ma non tutti sono imprenditori illuminati e per questo in alcuni settori sono necessari enti che si fondino proprio sui concetti di cooperazione e mutualità.

Nel nostro paese il concetto di economia sociale nasce quasi contemporaneamente all’unità del paese, si sviluppa nel tempo ed è stato ed è sempre presente nella nostra cultura organizzativa.

Per questo storicamente si sono sviluppate strutture organizzative, quali le cooperative e le società di mutuo soccorso, che fondano le proprie attività sul concetto della gestione responsabile, della condivisione e della partecipazione.

Se poi ci focalizziamo sul settore della sanità il fenomeno assume aspetti considerevoli.

Lo stato sociale per necessità statistico/matematiche non può e non potrà sempre di più garantire l’assistenza sanitaria per tutto a tutti perché l’invecchiamento della popolazione, l’ampliamento dei campi di applicazione della scienza medica e l’evoluzione tecnologica degli strumenti sanitari richiederebbero di sostenere costi ed investimenti impossibili da gestire per l’economia di qualsiasi nazione.

Questo concetto, ben presente fin dalla fine degli anni ’80 in qualsiasi trattato economico, ha portato i legislatori che si sono succeduti a favorire l’affiancamento alla sanità pubblica della sanità integrativa.

Ma poiché non ci può essere concetto più sociale del diritto alla salute nel campo della sanità integrativa sono stati privilegiati, valorizzati, incentivati i principi della cooperazione e della mutualità.

Gli unici enti di sanità integrativa legittimati dalla storia, dalle leggi e dalle norme sono Fondi Sanitari, Società Generali di Mutuo Soccorso e Casse di Assistenza Sanitaria, cioè soggetti basati sul concetto di mutualità gestiti con modelli similari a quelli cooperativistici.

Questi enti, che oggi rappresentano l’unica soluzione giuridicamente legittimata, gestiscono la sanità integrativa basandosi proprio su concetti sociali quali la partecipazione, il voto capitario, la mutualità reciproca e l’interesse comune.

Si legge che oggi questi enti sono criticati da chi pensa che la soluzione della gestione corretta della sanità integrativa sia piuttosto quella relativa ad un approccio di tipo capitalistico.

Certo è che le dimensioni del mercato della sanità integrativa suscitano interessi economici e proprio per questo necessita fare chiarezza ed essere consapevoli.

Fare chiarezza spiegando che cooperazione e mutualità sono un diritto costituzionale, che gli enti che li gestiscono sono normati da leggi che risalgono all’unità d’Italia adeguate periodicamente alle necessità dei tempi ed oggi molto aggiornate, che questi enti sono controllati con procedure definite e correttamente esercitate.

Dobbiamo essere consapevoli che le norme ed i controlli di questi enti sono esercitati maggiormente che in altri tipi di strutture organizzative proprio per l’essenza stessa dei principi sui quali sono fondati: partecipazione, condivisione, voto capitario garantiscono tutti coloro che partecipano, tutti coloro che si associano, il bene comune quasi a prescindere dalle leggi scritte e dai controlli codificati.

Concludendo quindi bisogna sapere che chi pensa o dice che queste organizzazioni sono “fuori controllo” o non conosce la materia o strumentalizza, perché, soprattutto nel campo del diritto alla salute, cooperazione e mutualità sono una garanzia sociale e di equità da sempre.

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